venerdì 12 ottobre 2012

Intervista: Libro dei demoni Vol.1

Ecco come promesso l'intervista dedicata all'uscita de "Il libro dei demoni", mia ultima fatica.
La breve antologia, composta da sei racconti brevi che spaziano tra horror soprannaturale e follia pura, ha visto la luce ufficialmente il 25 settembre scorso, ed è ora disponibile sia on-line sia direttamente da me!

Intanto godetevi la prima parte di questa interessante intervista:


"Cari lettori, siamo giunti a una nuova intervista con il nostro nuovo, promettente autore esordiente: Massimiliano Grecchi, che ci presenta il suo romanzo da brivido: Il libro dei demoni, una raccolta di racconti che ha come tema portante proprio quello dell’orrore e del mondo demoniaco, ma lascio a lui la parola e le spiegazioni, affinché ci possa introdurre nel suo regno delle ombre e del brivido!

Ciao Massimiliano, grazie per la gentile concessione di questa intervista.

-Il tuo romanzo: il libro dei demoni, è un horror dalle toccanti sfaccettature, che come dicevo segue un filone oscuro ma anche abbastanza reale, come tu stesso ci spieghi nella sua prefazione: quello dei demoni. Questi sabotatori dell’animo umano che sono un po’ ovunque, in cui possiamo riconoscervi anche una fetta della nostra attuale società. Ce ne vuoi parlare?
I demoni sono ovunque; sono intorno a noi e dentro di noi. Io stesso a volte devo combattere contro un me stesso oscuro che cerca di uscire, e così credo chiunque altro.

Credo sia nella natura umana dover fare i conti con il buio. Da sempre l’uomo è stato attratto dalle le tenebre, e da sempre cerca di sfuggirne. È un cammino disseminato di ostacoli e vicoli bui, e spesso, come sentiamo ogni giorno, qualcuno di noi si perde…
 

-La tua Opera si compone di molti racconti; al di là del tema centrale, che è quello della paura che scorre sul filo del rasoio, ci vuoi spiegare che cos’hai voluto comunicare ai tuoi lettori?
Ho voluto comunicare un senso di allarme, come dire: state in allerta, perché l’oscurità è ovunque!

Credo sia stato il mio profondo pessimismo a farmi scrivere racconti del genere; pessimismo nei confronti dell’umanità e del futuro. Io credo sinceramente che siamo destinati a capitolare, se non riusciremo a fare i conti con i problemi che ci circondano, e soprattutto con noi stessi. I demoni e l’inferno, altro non sono che una metafora della nostra epoca.
 
-Il racconto che ti è piaciuto di più scrivere e quello che ti ha dato più difficoltà e, se possibile, parlaci anche del tuo racconto preferito.
Il racconto che più mi ha divertito, e trasportato durante la stesura, è senz’altro “Il dì di festa”. Forse perché è anche il più lungo, e quindi mi ha richiesto più tempo ed energie; ma più probabilmente perché ci presenta dei personaggi che forse riescono a colpire di più, rispetto ad altri. All’interno della trama è infatti presente una seconda storia, e cioè quella della corsa al potere tra due politici. Una faida, abbastanza attuale, che ci mostrerà di cosa è capace la figura del politico, pur di arrivare al successo. È, secondo me, una storia che sa mescolare l’orrore alla satira.

Il più complicato, è stato sicuramente “Io, lei e me stesso”, in quanto mi ha messo di fronte alla difficoltà di scrivere un racconto usando la prima persona. È particolarmente difficile, almeno per me, usare la prima persona; non hai quasi mai la possibilità di far interagire i personaggi, se non il protagonista, e comunque gli altri  hanno un ruolo che risulta quasi sempre marginale durante la narrazione. È stata dura, ma devo dire che mi è servito molto.

I miei racconti preferiti? Bè, sono sicuramente “Il dì di festa” per le motivazioni che ho già dato, e il “Settimo girone” in quanto ci viene presentata, più che negli altri racconti, la figura del diavolo. Devo dire comunque che ogni racconto è un tassello fondamentale per la stabilità dell’opera, e bene o male tutti mi hanno regalato qualcosa!

-Il settimo girone è il racconto che chiude il libro, non voglio anticipare niente ma in esso c’è una vera e propria risoluzione e anche un messaggio di fondo molto forte, ma anche comune ai suoi predecessori: dentro di noi può esserci un demone. In questo racconto hai voluto far notare, forse, che la “giustizia” esiste e che, per quanto in maniera oscura, chi compie dei crimini pagherà. Quanto è vero questo, nella nostra società?
Non so quanto nella realtà, chi compia dei crimini venga punito, anche perché poi il discorso andrebbe diviso tra giudizio sociale e giudizio divino, ed entreremmo in un campo che definirei minato…

Nei miei racconti, soprattutto in quelli che compongono “Il libro dei demoni”, i protagonisti rappresentano lo strato più abbietto della società; sono la feccia del mondo. In queste pagine abbiamo a che fare con assassini, stupratori, maniaci e pazzi della peggior specie. Tutte persone che vivono al limite la loro vita e che dovranno vedersela con una giustizia che qui non è divina, ma infernale! Forse non è quello che accade ogni giorno nella vita che definirei “normale”, ma di sicuro esiste un momento in cui tutti noi dovremo pagare il conto delle nostre azioni…

-Che cosa significa per te scrivere, caro Max? Scrivendo horror, sicuramente hai affinità con questo genere mai banale, con le storie pungenti e ombrose che fanno scatenare l’adrenalina. Sei anche un appassionato del genere? E quindi ti chiedo: chi è il tuo scrittore preferito?
Innanzitutto per me scrivere significa sfogarmi, liberarmi di tutti i problemi e di tutte le noie che ogni giorno ci assillano nella nostra vita; quando accendo il computer, o prendo in mano il mio quadernetto, io stacco virtualmente la spina dalla quotidianità e mi getto a capofitto nel mio personale mondo. Un mondo dove posso sentirmi completamente libero, e felice.

Il genere horror è sicuramente il mio preferito, e non solo nel campo della letteratura; i film che guardo con più piacere, così come la musica che amo ascoltare, contengono sempre al loro interno il filone horror. L’horror è un’arte, e troppo spesso viene ignorata e snobbata!
È seccante, per un appassionato come me, vedere quanto questo genere non venga preso in considerazione nel nostro paese.
Per quanto riguarda i libri, i miei autori preferiti sono senz’altro il compianto Richard Laymon, Hugh B. Cave, Ramsey Campbell e ovviamente Clive Barker. Ho letto praticamente qualsiasi cosa anche di Stephen King, è un grande autore, anche se per stile e contenuti, sono molto più “vicino” agli altri grandi nomi elencati.

-Qualcosa o qualcuno ti ha ispirato nella stesura di questi racconti? In uno di questo - o anche in tutti - c’è qualcosa di te?
Per la stesura di questa breve antologia, sicuramente Clive Barker è stato l’autore che più mi ha influenzato a livello di stile di scrittura. Per quanto riguarda l’ispirazione, posso dire che mi è arrivata dalla vita di tutti i giorni, e per questo in ogni racconto posso riconoscere una parte di me; prendiamo per esempio il racconto “il dì di festa”, il primo di questa raccolta: l’idea per questa storia mi è arrivata durante una festa primaverile che si teneva in un paesino del basso lodigiano. Ero lì con mia sorella, quando una signora in lacrime mi attraversò la strada. Fu un vero colpo vedersela correre in preda all’angoscia, mentre le lucine delle bancarelle tremolavano nella sera. In un attimo, l’idea per il racconto venne da sé!..."
PRESTO LA NUOVA PARTE DELL'INTERVISTA, CON TANTE ALTRE DOMANDE E CURIOSITA'!

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